• Appel pour une université publique - Aprile.com (Italie)

    L’appel ci-dessous a recueilli en trois jours plusieurs centaines de signatures de juristes, d’économistes, d’historiens, de philosophes, politologues… contre la réforme de l’université approuvée par le Conseil des ministres du 28 octobre italien, accusée de concentrer les pouvoirs dans les mains des "recteurs" et d’un CA non élu, fortement soumis aux intérêts du secteur privé (présent à 40% dans les CA), tandis que la précarité des étudiants et des chercheurs serait en quelque sorte "institutionnalisée" pour les uns par un "prêt d’honneur", pour les autres par la systématisation des "contrats".

    Pour lire cet appel sur le site d’aprile.com

    "Noi, docenti universitari di ruolo attivi in diversi atenei e facoltà, seguiamo con crescente apprensione le vicende dell’Università italiana e le scelte assunte in proposito dal governo in carica" : inizia così il testo di un appello promosso da un vasto numero di docenti universitari e che ha già raccolto in tre giorni oltre cento firme. Tra queste, quelle di costituzionalisti, economisti, storici, genetisti, filosofi, politologi, fisici e antropologi. L’appello critica aspramente il ddl di riforma dell’Università approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 28 ottobre, un progetto che "accentra il potere in capo ai rettori e a Consigli di amministrazione non elettivi, fortemente esposti agli interessi privati" e che "attacca decine di migliaia di studiosi e ricercatori precari". Imminente l’apertura del sito www.perluniversitapubblica.it

    Noi, docenti universitari di ruolo attivi in diversi atenei e facoltà, seguiamo con crescente apprensione le vicende dell’università italiana e le scelte assunte in proposito dal governo in carica. Oggi decidiamo di prendere pubblicamente la parola dopo avere letto il ddl di riforma dell’università approvato dal consiglio dei ministri lo scorso 28 ottobre, un progetto che ci sembra giustificare le più vive preoccupazioni soprattutto per quanto attiene alla governance degli atenei (per il previsto accentramento di potere in capo ai rettori e a consigli di amministrazione non elettivi, fortemente esposti agli interessi privati) e per ciò che concerne la componente più debole della docenza : decine di migliaia di studiosi, giovani e meno giovani, che da molti anni prestano la propria opera gratuitamente o, nel migliore dei casi, in qualità di assegnisti o borsisti, nel quadro di rapporti di collaborazione precari.

    Le novità che il governo prospetta in materia di governance degli atenei ci paiono prive di qualsiasi ambizione culturale e di ogni volontà di risanare effettivamente i problemi dell’università pubblica, e ispirate esclusivamente a una logica autoritaria e privatistica, tesa a una marcata verticalizzazione del processo di formazione delle decisioni a discapito dell’autonomia degli atenei. Riteniamo che l’università debba cambiare, ma occorre a nostro giudizio procedere in tutt’altra direzione, salvaguardando il carattere pubblico dell’università e favorendo la partecipazione democratica di tutte le componenti del sistema universitario.

    Quanto previsto per la vasta area del precariato ci sembra profondamente iniquo e irrazionale, tale da mettere a repentaglio la funzionalità di molti dipartimenti. I tagli alle finanze degli atenei e la nuova normativa per l’accesso alla docenza preludono all’espulsione in massa dal sistema universitario di persone meritevoli, stimate anche in ambito internazionale, che da tempo lavorano nell’università italiana, tra le ultime in Europa per quantità di docenti di ruolo e tra le più sfavorite per rapporto docenti/studenti. Al di là della retorica sul valore strategico della conoscenza e della ricerca, il governo - ostacolando i nuovi accessi, conservando le vecchie logiche baronali e non introducendo alcuna misura preventiva contro il malcostume accademico - pianifica un enorme spreco di risorse finanziarie, impiegate per la formazione di tanti studiosi ai quali sarà impedito l’accesso ai ruoli dell’università, e una perdita secca in termini di capacità, competenza ed esperienza, che rischia di determinare un incolmabile divario tra l’Italia e i Paesi più avanzati.


    Source: http://www.sauvonsluniversite.com/spip.php?article3118

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